Da Vicino Nessuno è Normale

Lug 09 2018

Da Vicino Nessuno è Normale

 “Se due persone che erano estranee lasciano improvvisamente cadere la parete che le divideva, e si sentono vicine, unite, questo attimo di unione è una delle emozioni più eccitanti della vita. “(Erich Fromm)

 

In ogni cultura esistono regole che stabiliscono un ordine all’interno della società. Un ordine che è anche sensoriale. Violare queste regole provoca una rottura nel sistema. La soluzione spesso è allontanare, separarsi da ciò che non è nella norma, dall’Altro.

L’odore è un potente marcatore di identità. La sensazione olfattiva spinge a distinguere tra le categorie di gradevole e sgradevole, di conosciuto e estraneo e determina processi di allontanamento o avvicinamento. L’olfatto aiuta nel processo di conoscenza e consolida il senso di appartenenza ad un gruppo, ma allo stesso tempo delimita il confine con il diverso, erigendo barriere e giustificando il rifiuto: l’odore può diventare strumento di classificazione dell’Altro. L’odore percepito come cattivo è di per sé una categoria orientata politicamente ed è considerato segno evidente di sporcizia fisica e spirituale, di inciviltà e inferiorità. La letteratura coloniale è ricca di esempi di razzismo olfattivo nei confronti delle popolazioni d’Africa. “Il leone divora più volentieri l’ottentotto che non l’europeo, perché il primo ha un odore più forte…gli sembra una preda più appetitosa”, scriveva Virey nel 1806. In Giappone l’espressione bata kusai che possiamo tradurre come “che puzza di burro” è riferita agli occidentali, poco attenti all’igiene personale e inclini a consumare cibi grassi. Bata kusai identifica quei giapponesi che vivendo all’estero hanno perso il contatto con la propria tradizione: indica anche i costumi occidentali, non solo la loro connotazione olfattiva.

È l’Altro ad avere un cattivo odore, ma tutti sono sempre l’Altro per qualcuno. La dicotomia buon odore/cattivo odore è alla base della classificazione sociale. Chi ritiene di essere detentore dell’odore “giusto”, si autoelegge modello di cultura e civiltà e considera l’odore dell’Altro come selvaggio, animale e per questo potenzialmente dannoso per l’ordine sociale. Chi si ritiene dalla parte del giusto mette in atto delle forme di controllo dell’Altro: segregazione e integrazione sono in questo caso facce della stessa medaglia. Allontanare chi “puzza”: chi è straniero, chi è povero, chi non si integra nel tessuto sociale spesso viene considerato maleodorante, spesso vive in zone marginali della città e viene tenuto a distanza. L’altra faccia della medaglia è l’integrazione, dell’Altro e del suo odore. Integrazione o deodorizzazione? Privando l’individuo del proprio odore, si elimina la diversità e quindi la pericolosità. Alain Corbin parla la “ripartizione sociologica della puzza” ne Le miasme et la jonquille dipinge un quadro esaustivo della storia sociale degli odori nei secoli XVIII e XIX, e si sofferma in particolare sull’ossessione di quel periodo per i miasmi della città, sul terrore, che l’aria putrida diffondesse epidemie e sulla spasmodica ricerca di deodorizzare il mondo.  La borghesia si rifugiava nell’isolamento e promuoveva campagne di propaganda per la pulizia e l’igiene: essere puliti significa essere in salute ed essere puri. Deodorizzare per civilizzare. Deodorizzare significa eliminare l’identità, la minaccia: penso a luoghi terribili come i manicomi. Lavare e disinfettare erano mezzi per lavare via la personalità del soggetto, anche a livello olfattivo.

Bisogno utopico di normalità, di ordine. Cerchiamo di salvaguardare un’età dell’oro mai esistita, senza capire che ciò che ci rende essere umani è proprio il nostro essere aperti al mondo, alla continua trasformazione. L’uomo è per nascita un essere manchevole, carente: l’unico tra gli animali a non avere una specializzazione. E questa indefinitezza è la sua forza. La non specializzazione è diventata adattabilità, che gli ha permesso di colonizzare quasi tutto il globo. La libertà è diventata ingegno. Dove la natura ha lasciato un vuoto si è creata la cultura.

Soffermarci sugli aspetti corporei e sensoriali, fare esperienza del mondo, educare i sensi e allenarci a sentire invece che guardare, ci aiuta a ricordare che per ogni confine esiste una possibilità.

È necessario esplorare partendo da noi stessi, capire come il nostro corpo esprime “il nostro stare nel mondo”. Accendere i sensi, ed essere pronti ad immergersi in realtà diverse, essere coinvolti, essere aperti al mondo.

Annusare, gustare, sentire, toccare. Guardarsi più da vicino. E accorgersi che da vicino nessuno è normale.

 

Arte e tecnologia multisensoriale per superare i confini.

Quando la tecnologia non serve per fuggire la realtà ma per immergersi in essa, osservare si trasforma in sentire, in empatia.

“CARNE y ARENA (Virtually Present, Physically Invisible)” ,

è un’esperienza di realtà virtuale concepita da Alejandro G. Iñárritu. Prima produzione cinematografica in VR, è stato premiata con l’Oscar Special Achievement Award. Il progetto confonde soggetto e spettatore e porta a rivivere un breve e impressionante tratto del viaggio di un gruppo di rifugiati.

 

Bibliografia

Aime M.,Cultura

Birolli B., A l’ouest sommes-nous tous des “pue-le- beurre”?

Corbin A., Storia sociale degli odori

Gusman A., Antropologia dell’olfatto

Le Guérer A., I poteri del’odore

 

A cura di Beatrice Balzarotti – master’s degree in Anthropology & Ethnology. She studies the forms of communication in their cultural framework, with a sensorial and emotional perspective.

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